Giovani e tagli alla scuola: continua l’occupazione dell’ Ufficio Scolastico Provinciale di Roma

September 7, 2009 by · Leave a Comment
Filed under: Scuola, giovani 

Questo blog affronta quotidianamente temi su Giovani, scuola,

 

Continua l’occupazione dell’ Ufficio Scolastico Provinciale di Roma
Da venerdi mattina un gruppo di lavoratori/trici precari della scuola di Roma sta occupando l’ Ufficio Scolastico Provinciale di Roma ( Via Pianciani ). L’occupazione è stata decisa contro i drammatici tagli nell’istruzione pubblica che lasciano senza lavoro, dopo anni o decenni di supersfruttamento, decine di migliaia di precari della scuola – docenti ed Ata – e immiseriscono ancor più una scuola pubblica già dissanguata da una continua riduzione di investimenti e impegni da parte dello Stato. La protesta vuole essere anche una risposta all’ultimo e catastrofico progetto della Gelmini , i cosidetti “contratti di disponibilità” che non sono altro che un tentativo di dividere i precari offrendo ad una ristrettissima fascia di essi dei contratti regionali per mansioni vaghe e ultraflessibili in cambio di sottosalari, la cui copertura finanziaria al momento neanche esiste. Progetto che i precari e i Cobas condannano nettamente e che sta ricevendo invece l’appoggio anche dei sindacati concertativi.


I Cobas, tra i principali promotori della battaglia in corso contro i tagli e sostenitori di tutte le lotte che i precari stanno portando avanti, sostengono fattivamente con ogni modalità necessaria questa ulteriore, sacrosanta protesta dei precari/e ed invitano tutti/e ad esprimere la loro solidarietà ai lavoratori/trici che stanno lottando per il posto di lavoro e per la scuola pubblica, in particolare, per chi abita a Roma, recandosi a V.Pianciani (Metro A, fermata Manzoni) in questi giorni e partecipando lunedi dalle ore 15 alla manifestazione che si svolgerà davanti all’USP.

Prendiamo atto infine che la forza e la compattezza della protesta e l’ampio sostegno ricevuto da essa hanno dissuaso finora polizia e carabinieri dall’effettuare azioni repressive nei confronti dei lavoratori in lotta: e ci auguriamo che, a differenza di quello che è accaduto in altre città, questo continui ad essere l’atteggiamento delle forze dell’ordine a Roma (e altrove) nei prossimi giorni.

Piero Bernocchi
Portavoce Nazionale Cobas


Il ministro Gelmini sull’emergenza influenza A: a scuola situazione sotto controllo

August 31, 2009 by · Leave a Comment
Filed under: Scuola 

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Comunicato del Ministero della Pubblica Istruzione

 

Influenza A, Gelmini: situazione sotto controllo,
al momento nessun rinvio apertura dell’anno scolastico

Roma, 30 agosto 2009

Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, in merito alla questione del virus influenzale A/H1N1, intende precisare che al momento non è previsto nessun rinvio dell’apertura dell’anno scolastico, in quanto in Italia attualmente non ci sono le condizioni perché si renda necessario un provvedimento di questo tipo.

E’ importante, comunque, non sottovalutare la situazione e proseguire nel continuo confronto anche con gli altri Paesi Europei. In ogni caso il Governo, grazie alla stretta sinergia tra Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, ha elaborato un piano di intervento per fronteggiare possibili evoluzioni della situazione che al momento resta sotto controllo.

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Il Ministero della pubblica Istruzione interviene sul costo dei libri di testo

August 25, 2009 by · Leave a Comment
Filed under: Scuola 

Via: www.pubblica.istruzione.it

Monitorare tetto libri. Nei prossimi 3 anni con i nuovi provvedimenti meno 30% di spesa per le famiglie

Roma, 24 agosto 2009

Dal monitoraggio in corso sui prezzi dei libri di testo scolastici risulta che i tetti di spesa segnalati dal Ministero dell’Istruzione sono stati in gran parte rispettati. E’ però necessario vigilare costantemente affinché studenti e famiglie siano tutelati.

Nei prossimi 3 anni, con i nuovi provvedimenti del Ministero, si calcola che le famiglie spenderanno il 30% in meno per l’ acquisto dei libri scolastici.

Ecco alcune delle novità introdotte:
introduzione dei tetti di spesa per le scelte dei libri da parte degli insegnanti
Gli insegnanti devono scegliere libri di testo che abbiano un prezzo inferiore ai tetti di spesa fissati dal Ministero. In questo modo è possibile tenere maggiormente sotto controllo il prezzo dei testi e andare incontro alle richieste delle famiglie;
stesso libro per 5 anni
Gli insegnanti dovranno scegliere testi che non cambieranno per 5 anni nella scuola primaria e per 6 in quella secondaria. In questo modo si spingono le scuole a fare delle scelte più oculate sui libri di testo che dovranno essere adottati per 5 o 6 anni consecutivi nella stessa sezione e si incentiva il mercato dell’usato. Gli editori, comunque, potranno integrare i testi con appendici di aggiornamento se sarà necessario in seguito a modifiche dei programmi di insegnamento;
da quest’anno e-book scaricabili da internet
Già da quest’anno scolastico è stato chiesto agli insegnanti di individuare preferibilmente i libri disponibili, in tutto o in parte, su internet. Dal 2011, invece, il collegio dei docenti dovrà adottare esclusivamente testi utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o miste (quelle cioè che integrano sezioni digitali e cartacee).

 

Che proposte avete voi sui libri di testo a scuola? Lasciate un commento!

 

 

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Scuola e università, occorre chiarezza sulle loro reali condizioni

August 25, 2009 by · Leave a Comment
Filed under: Scuola 

Via: www.associazionedocenti.it

Scuola e università, occorre chiarezza sulle loro reali condizioni

I dubbi e le perplessità, determinati dalla diffusione dei risultati della prova nazionale che ha riguardato l’esame di Stato della scuola secondaria di primo grado, non possono che essere ritenuti fondatamente legittimi.
Come non interrogarsi se, di fronte ad un’”operazione di pulitura”, ad un semplice “make up” statistico, i dati della prova risultino profondamente modificati, fino a determinare una situazione assai diversa dai risultati della stessa prova? Una situazione che è l’esatto opposto di quanto emerso appena un anno addietro, quando per la prima volta fu introdotta la prova nazionale. Anche allora furono stilate graduatorie, anche allora erano le aree del Sud che registravano i migliori risultati, ma allora nessuno associò quei risultati con le aree a maggiore concentrazione criminale!
È necessario, a questo punto, che si faccia chiarezza!
È grave e inaccettabile l’ostracismo verso le regioni del Sud, che in questi giorni si sta riversando su quel settore che più di altri ha favorito la mobilità sociale e il progresso dell’intero Paese, qual è quello della scuola e delle università del Mezzogiorno. Un ostracismo che è esploso con tutta la sua tracotanza prima sui dirigenti scolastici del Sud, coinvolgendo addirittura una istituzione della Repubblica, che ha adottato una delibera tanto pretestuosa quanto illegittima, poi sui docenti del Sud, con l’assurda pretesa della conoscenza parlata e scritta dei “dialetti padani”, oggi sugli studenti del Sud, accusati di aver copiato i test della prova nazionale.
Un ostracismo che non ha risparmiato neanche le Università del Mezzogiorno, relegandole in coda in una valutazione tanto discutibile quanto preconfezionata nei metodi e nei risultati.
Tutto questo è inaccettabile! Non si può, con tanta leggerezza, gettare la scuola e le Università del Sud nell’agone della demagogia politica.
L’istruzione e la formazione sono settori troppo importanti perché si possa accettare una qualsiasi strumentalizzazione e una mancanza tanto evidente di chiarezza sulla loro reale condizione e, ancor di più, un’assenza di idee precise su come migliorarli senza prima distruggerli.
Ciò detto, occorre anche fare chiarezza sui risultati contraddittori che emergono dalle varie indagini internazionali e nazionali che riguardano gli esiti degli apprendimenti dei nostri studenti.


Da un lato, infatti, le indagini internazionali e tra queste quelle condotte dall’OCSE (indagine PISA- Programme for International Student Assessment) ci rappresentano una situazione allarmante, dato che i nostri quindicenni evidenziano competenze inferiori non solo ai loro coetanei dei paesi più avanzati, ma anche rispetto a quelli di paesi emergenti, come l’India e la Cina.
Un risultato assai differente ci viene poi rappresentato da un’altra indagine internazionale condotta dall’IEA, l’Associazione internazionale per la valutazione del rendimento scolastico (indagine TIMSS – Trends in International Mathematics and Science Study), che mette in risalto le ottime prestazioni dei nostri ragazzi della fascia di età 7-10 anni, per i loro risultati ben al di sopra della media mondiale. Risultati che confermano la validità del modello pedagogico di questo settore che, pur tuttavia, non ha impedito la sua sostanziale modificazione.
I test nazionali ed internazionali, ovviamente, colgono contenuti e capacità ’standard’ che i giovani dovrebbero conoscere e possedere ad una determinata età, né qui si vuole mettere in discussione la serietà e la competenza dei componenti delle commissioni che formulano i test. Ma se si parte dall’idea che i test siano validi, il problema vero è come vengono interpretati i dati statistici disponibili, una volta che questi sono stati ripuliti da ovvi errori, che possono verificarsi al SUD come al NORD, nella loro raccolta e produzione?
Appare chiaro che, dopo anni di informazioni contrastanti e contraddittorie, sia giunto il momento di cercare di interpretare con opportune chiavi di lettura le informazioni che ci vengono fornite. Ciò renderebbe evidente la pochezza di certe posizioni e permetterebbe di guardare al nostro sistema educativo nella sua interezza, al di là di limitate visioni provinciali che certo non lo aiutano a migliorare. Si comprenderebbe così perché, anche per ovvie questioni di differenziali di ordine economico e culturale del contesto sociale, in alcune aree del Paese, a parità di impegno degli insegnanti, i livelli di competenze degli studenti possano risultare meno elevati. Ma, ancor di più, permetterebbe di vedere come oggi il vero problema non è tanto che gli studenti di alcune regioni italiane sopravanzino quelli di altre. Se i giovani friulani (che il PISA colloca tra i migliori studenti in Italia) meritano gli allori perché conseguono risultanti migliori di quelli della provincia di Palermo o di Napoli, o, piuttosto, di preoccuparsi seriamente della distanza abissale che li separa dai loro colleghi di Bombay?
Pertanto, pur comprendendo che in Italia la situazione degli apprendimenti è geograficamente diversificata, non si può più nascondere che è l’intera scuola italiana che necessita un’attenta considerazione, per capire almeno in quale grado si verifichi il calo sistematico di competenze e perché. È solo partendo da una vera analisi dello stato del nostro sistema educativo e formativo che si possono individuare le strategie per miglioralo, dove e come intervenire.

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