Archivio della categoria: Ecologia

POLEMICHE E GIOCO DELLE PARTI: ILVA DI TARANTO ANCORA NEL MIRINO

Dalla denuncia di alcuni sindacalisti che hanno lamentato – a torto – la mancanza di impianti di aspirazioni in Acciaieria 1 alla foto choc del presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, che sul suo profilo facebook ha provocatoriamente pubblicato l’immagine di un bambino munito di maschera antigas. L’ILVA di Taranto è di nuovo nel mirino, poco importa se gran parte di questi attacchi siano riconducibili alla logica del gioco delle parti: i sindacati vogliono solo attaccare l’azienda in un momento di delicata concertazione e Emiliano vuole attaccare l’operato del governo (dando all’esecutivo la colpa della situazione dell’Ilva) da buon dissidente del PD, ruolo che si è ritagliato fin dal referendum sulle trivelle.

 

L’impatto sull’opinione pubblica è devastante, tanto che la reputazione della più grande acciaieria d’Europa è di nuovo ai minimi termini, nonostante gli impegni assunti in tema di politica ambientale. Impegni che l’azienda ha voluto ribadire: “Dall’inizio dell’amministrazione straordinaria a oggi, ILVA ha sempre ottemperato agli obblighi normativi con i Comuni di Taranto e Statte relativi ai contributi per le attività di pulizia e ristoro ambientale” recita il comunicato dell’Ilva, inviato all’Ansa – “L’azienda ha versato complessivamente al Comune di Taranto circa 600.000 euro e ha già predisposto il pagamento di ulteriori 170.000 euro, mentre al Comune di Statte ILVA ha versato complessivamente circa 95.000 euro e ha predisposto il pagamento di ulteriori 120.000 euro”.


Inoltre, l’ILVA ha ricordato che: “Per quanto riguarda la realizzazione della copertura dei parchi minerari, durante l’Amministrazione Straordinaria sono stati completati tutti i lavori di caratterizzazione propedeutici alla realizzazione del progetto e sono state ottenute tutte le necessarie autorizzazioni tecnico-amministrative dagli enti locali coinvolti nel processo.


Il nuovo investitore, per minimizzare i tempi di realizzazione dell’intervento, ha accettato di proseguire con il progetto messo a punto durante l’Amministrazione Straordinaria e si è impegnato a terminare i lavori nel rispetto dei tempi previsti dal nuovo piano ambientale”.
In questi giorni il gruppo ILVA sta inoltre negoziando con governo e sindacati sul tema degli esuberi.

I giovani preferiscono la caccia fotografica a quella classica agli animali

Ultimamente si parla spesso del disinteresse dei giovani verso sport come la caccia. Che ci sia un calo di praticanti è indubbio. I costi per le armi sono decisamente alti. Spesso i giovani poi amano avere un rapporto contemplativo con la natura, magari praticare la fotografia e stampare foto dei propri scatti.

Poi possiamo dire che per praticare la caccia bisogna seguire tutta la trafila per avere tutta una serie di documentazioni.

Come andare a caccia con i documenti in regola

L’esercizio della caccia è stato disciplinato con la legge numero 157 dell’11 febbraio 1992, che stabilisce non solo le formalità che ogni cacciatore è tenuto ad espletare, ma anche una serie di norme a tutela della fauna selvatica omeoterma.

L’esercizio della caccia è legalmente consentito nel nostro Paese, a patto che, per non incappare nelle pesanti sanzioni previste dalla legge, si sia in regolare possesso di determinati requisiti e documenti.

Per poter cacciare bisogna, innanzitutto, aver compiuto 18 anni d’età, essere muniti di porto di fucile per uso di caccia rilasciato dalla Questura ed aver conseguito l’abilitazione all’esercizio della caccia. È necessario essere assicurati contro eventuali danni provocati a terzi dal maneggio delle armi durante l’esercizio della caccia, essere muniti di regolare tesserino venatorio ed aver corrisposto la tassa governativa annuale.

Qualora durante le vostre escursioni veniste fermati dagli agenti del Corpo Forestale o dalle guardie delle associazioni venatorie o di protezione dell’ambiente, dovrete prontamente esibire la licenza di porto di fucile per uso caccia in corso di validità, il contrassegno della polizza di assicurazione obbligatoria ed il tesserino con indicate le forme di caccia consentite, il calendario regionale e le aree in cui è consentito cacciare. Dovrete, inoltre, permettere agli agenti di verificare che l’eventuale selvaggina catturata o abbattuta non sia appartenente a specie protette.

La licenza di porto di fucile per uso di caccia viene rilasciata dalla Questura ai cittadini maggiorenni che abbiano superato l’esame di abilitazione all’esercizio dell’attività venatoria. Valida sull’intero territorio nazionale, la licenza ha la durata di sei anni e non viene rinnovata automaticamente ma il titolare ne deve fare espressamente richiesta. Senza l’abilitazione all’esercizio venatorio non potrete ottenere la licenza di porto di fucile per uso di caccia. Per ottenerne l’abilitazione, dovrete presentare domanda al presidente della vostra provincia di residenza, allegando una documentazione medica di idoneità. Dovrete, inoltre, superare un esame teorico che verterà sulla legislazione sulla caccia, nozioni di zoologia, pronto soccorso, armi e munizioni e le leggi che le disciplinano.

L’esercizio della caccia durante i primi 12 mesi dal conseguimento della licenza di porto di fucile per uso di caccia deve obbligatoriamente essere effettuato in compagnia di un altro cacciatore che ne sia in possesso da almeno tre anni.

Il tesserino venatorio regionale, rilasciato dal Comune di residenza, ha la finalità di monitorare l’esercizio della caccia durante l’annata venatoria. Lo scopo della polizza assicurativa, invece, è quello di garantire la responsabilità civile verso terzi per eventuali danni provocati dal maneggio delle armi da fuoco durante l’esercizio della caccia. È, inoltre, disponibile una polizza antinfortunistica per il cacciatore medesimo.

Se non vi interessa la caccia ma solo la fotografia nella natura vi consigliamo per stampare foto su carta il sito di Cewe, da sempre sinonimo di stampa di qualità. Potete ordinare le vostre stampe online e ricevere il tutto comodamente a casa.

Dalla Valle d’Aosta un accordo etico a favore dell’ambiente. Un esempio da seguire

Siglato un contratto etico per il rispetto dell’ambiente, un esempio da seguire

SIGLATO IL CONTRATTO ETICO TRA L’ESPACE MONT-BLANC E L’ASSOCIAZIONE “LES TRAILERS DU MONT-BLANC”

L’Assessore al territorio e ambiente Manuela Zublena informa che, in occasione della 7a edizione della corsa The North Face® Ultra Trail du Mont Blanc, è stato siglato per il terzo anno consecutivo il “Contrat éthique de partenariat d’attribution du label qualité EMB” tra l’Espace Mont-Blanc – di cui l’Assessore è vice Presidente insieme al sindaco di Chamonix Eric Fournier – e l’Associazione Les Trailers du Mont-Blanc, rappresentata dal suo Presidente René Bachelard.

L’Espace Mont-Blanc ha, in questi ultimi anni, promosso azioni volte a ridurre gli impatti sul territorio delle manifestazioni di grande richiamo di pubblico. Prima ad aderire all’invito di sottoscrivere un impegno formale di comportamento virtuoso è stata l’associazione “Trailers du Mont Blanc”, che cura l’organizzazione della manifestazione The North Face® Ultra Trail du Mont Blanc, quattro corse in alta quota lungo i sentieri dell’Espace Mont-Blanc, in calendario dal 25 al 30 agosto prossimi. L’evento vede la partecipazione di migliaia di persone tra accompagnatori e concorrenti, che, al momento dell’iscrizione, si sono impegnati ad assumere, nel corso della competizione, comportamenti eco responsabili per un territorio dalla straordinaria bellezza ma caratterizzato anche da grande fragilità.


L’impegno sottoscritto rappresenta un vero e proprio contratto etico orientato al raggiungimento degli obiettivi enunciati nello Schema di Sviluppo Sostenibile dell’Espace Mont-Blanc. Il Contrat Ethique contiene la lista dei comportamenti da adottare e dei materiali da utilizzare nell’obiettivo di:
minimizzare gli inquinamenti;
limitare la produzione di rifiuti;
ridurre l’utilizzo di materie prime e di energia;
valorizzare i prodotti locali.

Durante la The North Face® Ultra Trail du Mont Blanc, si prevede infatti di:
– organizzare trasporti pubblici e di facilitare il car-pooling per la mobilità interna e di accesso al territorio;
– organizzare la raccolta differenziata dei rifiuti;
– limitare l’uso delle stoviglie e delle bottiglie di plastica a favore di contenitori lavabili;
– distribuire ai concorrenti dei bicchieri da riutilizzare nei vari posti tappa;
– fornire tutta la documentazione esclusivamente su supporto informatico;
– specificare regole di buona condotta, con previsioni di sanzioni in caso di mancato rispetto, quali il divieto di utilizzare scorciatoie fuori dai sentieri segnati, di buttare carta igienica e fazzoletti in terra;
– ripulire e ripristinare i sentieri dopo la manifestazione.

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Desertificazione: “Minaccia reale per le nostre regioni del Sud”

Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia sono fortemente a rischio. La situazione è particolarmente grave in Sardegna, dove il pericolo desertificazione riguarda ben il 52% del territorio regionale, di cui l’11% già colpito. A forte rischio anche la Sicilia, le piccole isole e la Puglia.

Questi i dati allarmanti sulla desertificazione presentati da Legambiente in un recente dossier sugli ecoprofughi. “La desertificazione non riguarda solo le aree torride dell’Africa – ha dichiarato Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente -. Il problema è reale e ci tocca anche molto da vicino. Senza reali cambi di marcia nelle politiche energetiche e ambientali il rischio diverrà concreto e irreversibile”.

La desertificazione infatti, si può considerare come la fase finale del degrado chimico, fisico e biologico in quanto la terra perde irreversibilmente la capacità di sostenere la produzione agricola e forestale, e anche se le piogge tornano a bagnare i suoli, il degrado, che ormai è in atto, non regredisce anzi molto spesso peggiora.

Le regioni aride e semi-aride del pianeta – si legge nel dossier – rappresentano quasi il 40% della superficie emersa della Terra (5,2 miliardi di ettari) e ospitano circa due miliardi di persone. 135 milioni di persone rischiano di essere spostate a causa della desertificazione, e di queste circa 60 milioni tra il 1997 e 2020, abbandonerà (nel primo periodo preso in considerazione ciò è già avvenuto) le zone desertificate dell’Africa subsahariana verso l’Africa settentrionale e l’Europa.


Di fatto poi il Sahara ha oramai “attraversato” il Mediterraneo, uno dei 25 hotspots mondiali per la biodiversità. 30 milioni di ettari di terra lungo le rive del Mediterraneo sono già colpiti da desertificazione, fenomeno che mette a rischio la sopravvivenza di 6,5 milioni di persone.

Un quinto dei territori in Spagna è soggetto a desertificazione e anche il Portogallo, l’Italia e la Grecia sono colpiti seriamente dal fenomeno del quale non è immune nemmeno la Francia meridionale. Il Marocco, la Libia e la Tunisia perdono ciascuno circa 1.000 Km2 di terre produttive ogni anno, in Egitto metà delle terre arabili irrigate sono meno produttive a causa della salinizzazione dell’acqua utilizzata. Tutto l’ecosistema Mediterraneo subisce prolungati periodi di siccità e presenta una marcata tendenza all’erosione.

“La desertificazione – ha continuato Venneri – oltre a distruggere la biodiversità degli ecosistemi accentua ed accelera le problematiche connesse al global warming producendo effetti retroattivi, determinando migrazioni di popoli verso altri territori, con conseguente aumento della conflittualità sociale e di sovra popolamento nei territori scelti come rifugio, perpetuando così un circolo vizioso di causa – effetto che mette a rischio la stessa sopravvivenza dell’uomo”.

Le popolazioni che vivono nelle zone più aride si trovano, infatti, implicate in un tipo di ingranaggio all’interno del quale le condizioni di vita si degradano nello stesso momento in cui i suoli subiscono le devastazioni dovute all’aumento del grado di aridità e allo sfruttamento sempre più intensivo delle terre.

“Dobbiamo considerare – ha concluso Venneri – che l’Italia negli ultimi 20 anni ha visto triplicare l’inaridimento del suolo e si stima che il 27% del territorio nazionale è a rischio desertificazione. Sono interessate soprattutto le regioni meridionali dove l’avanzata del fenomeno rappresenta una vera e propria emergenza ambientale”.