Insegnare la legalità nelle scuole

Via: www.pubblica.istruzione.it
Scuola, ambiente e legalità
Gelmini e Prestigiacomo firmano Carta d’Intenti per l’ educazione ambientale nelle scuole
Roma, 29 luglio 2009
Ieri mattina a Palazzo Chigi il ministro dell’Istruzione, dell’ Università e della Ricerca Mariastella Gelmini e il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo hanno firmato la Carta d’Intenti “Scuola, Ambiente e Legalità” per promuovere tra i giovani l’ educazione ambientale e il consumo sostenibile. Per realizzare l’iniziativa i due Ministeri stanzieranno complessivamente 1 milione di euro per il prossimo anno scolastico (2009-2010).
Il progetto si inserisce all’interno della nuova materia di “Cittadinanza e Costituzione” che interesserà dal prossimo anno tutti gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado. A settembre, infatti, nel primo giorno di scuola verranno rese note le linee guida dell’iniziativa che porterà in classe anche i temi del ciclo dei rifiuti e della lotta alle ecomafie.
Sono stati presentati inoltre due concorsi. Il primo, “Le cose cambiano se…”, è dedicato alle scuole dell’infanzia e alle scuole primarie e raccoglierà in una pubblicazione le migliori proposte dei bambini per la tutela dell’ambiente e del paesaggio attraverso manifesti, fotografie e disegni. Il secondo, “Scuola, Ambiente e Legalità”, è rivolto alle scuola secondarie di I e II grado prevede invece la realizzazione da parte degli studenti di una campagna di comunicazione sul ciclo dei rifiuti, il consumo sostenibile e la lotta alle ecomafie.
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Uno dei video virali più visti in rete: Where the Hell is Matt? (2008)
Where the Hell is Matt? (2008)
Matt Harding e’ un giovane di 32 anni che un bel giorno nel 2003, lasciò il suo lavoro di programmatore di videogames perchè aveva capito che “si stava perdendo qualcosa nella vita”.
Cosi’, utilizzo’ il denaro che fino a quel momento gli aveva reso il suo lavoro ed incominciò a girare l’Asia senza meta fino a quando il denaro gli sarebbe bastato.
Utilizzo’ il suo sito web per comunicare alla famiglia ed agli amici dove si trovasse in quel momento.
Un giorno mentre si trovava ad Hanoi (Vietnam), un amico di Matt gli chiese di mettersi in posa e cominciare a ballare davanti alla sua telecamera che avrebbe ripreso il tutto.
Matt fu d’accordo e cominciò a ballare. Fu una danza davvero insolita, impacciata, al limite del ridicolo ma anche per questo divertente.
L’amico di Matt mise il video in rete e per qualche anno rimase nel dimenticatoio : fu notato davvero da pochi.
Poi un giorno qualcuno lo notò e lo consiglio’ ad altre persone che divertite, a loro volta lo consigliarono ad altre ed in men che non si dica, Matt diventò molto popolare in rete , a causa del suo video che lo ritraeva ballare in modo assurdo…
Il tamtam mediatico che generò fu virale . La popolarità di questo personaggio fu notata dai manager di Stride Gum , una società produttrice di chewing gum che si offri da sponsor per far compiere a Matt un secondo viaggio in giro per il mondo “ballando” in ogni stato che avrebbe visitato. Questi balli sarebbero serviti per la realizzazione di un secondo video.
Nel 2006 Matt fece un viaggio della durata di 6 mesi in 39 paesi e 7 continenti e questo nuovo video lo rese piuttosto famoso.
L’ inaspettata popolarità genero’ una curiosità verso il personaggio che si tramuto’ nel tentativo di contatto con Matt da parte di centinaia di persone ogni giorno tra fan e semplici curiosi.
Nel 2007, a Matt venne in mente un’idea: contattare la Stride Gum per farsi sponsorizzare un nuovo video girato in tutto il mondo ma questa volta con la compartecipazione di tutte le persone che lo avevano contattato da ogni parte del mondo. Queste persone avrebbero partecipato al nuovo video ballando con lui.
Il risultato e’ il video qui sopra.
Matt ha capito che viaggiare in modo economico , grazie alle sue idee e all’aiuto della StrideGum era possibile.
www.wherethehellismatt.com
www.stridegum.com
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Si diffonde pericolosamente anche fra i giovani il gioco d’azzardo

Non solo Superenalotto: italiani a rischio ‘gambling’
Mentre sale la ‘febbre’ per la caccia al 6, con il jackpot record da 107 milioni di euro, l’Istituto di fisiologia clinica del Cnr ha rilevato la diffusione del gioco d’azzardo. Circa 15 milioni di italiani hanno giocato almeno una volta, 120 mila i giocatori a rischio di diventare gambler. Del 40% la diffusione del gioco tra gli studenti
Sono circa 15 milioni, il 38,3% della popolazione tra i 15 e i 64 anni, gli italiani che almeno una volta nella vita, hanno giocato d’azzardo. E di questi a risultare maggiormente coinvolta sarebbe la popolazione maschile, attestandosi al 50% a fronte del 29,2% delle donne. Lo evidenzia un’indagine condotta dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) di Pisa, Sezione di Epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari, analizzando i dati Ipsad-Espad 2007-2008. Si tratta di un fenomeno dunque diverso dal boom di giocate indotto dal ‘6’ da record messo in palio dal Superenalotto ma che può essere interessante focalizzare proprio in corrispondenza della ‘febbre’ da jackpot, che ha ormai superato i 100 milioni.
“I soggetti di età compresa tra i 25 ed i 34 anni sono quelli che hanno maggiormente dichiarato di avere giocato almeno una volta: il 55,1% dei maschi ed il 34,5% delle femmine”, spiega Sabrina Molinaro dell’Ifc-Cnr. “Ma lo studio evidenzia soprattutto che ben il 10,8% dei giocatori, pari a un milione e mezzo di persone, prova l’impulso a giocare somme di denaro sempre più consistenti. Un fenomeno che riguarda il 13,1% degli uomini e l’8% delle femmine. Tra questi giocatori, il 5,3% nasconde addirittura l’entità del denaro speso ai familiari”.
Il dato più preoccupante è però quello della rilevante parte che rientra nella vera e propria dipendenza da ‘gambling’. “Tra i residenti in Italia che hanno giocato almeno una volta”, continua Molinaro, “il 19,8%, pari a tre milioni di persone, potrebbe sviluppare una dipendenza da gioco d’azzardo, e fra questi il 12,4% – secondo la valutazione del Canadian Problem Gambling Index – è nella fascia a rischio minimo, il 4,6% a rischio moderato e lo 0,8%, ovvero 120.000 persone, risulta avere un profilo da gambler”.
La febbre del gioco non risparmia neanche i ragazzi. “Circa il 40% degli studenti italiani alle scuole superiori, poco meno di un milione di iscritti”, evidenzia la ricercatrice dell’Ifc-Cnr citando i dati dell’indagine ESPAD 2008 condotta dal suo Istituto fra 45.000 studenti di età compresa fra i 15 ed i 19 anni, “dice di aver giocato con soldi almeno una volta nel corso del 2008. Sono i ragazzi a giocare di più rispetto alle coetanee, il 52,6 contro il 28,8%”.
Tra i giochi preferiti dai giovani di entrambi i generi risultano in pole position quelli tipo gratta e vinci, seguiti da Lotto, Supenalotto e simili. Tipicamente maschili, invece, i videopoker (ci hanno giocato almeno una volta il 14% dei maschi e il 4% delle ragazze) e le scommesse sportive (30% dei ragazzi e appena il 3% delle studentesse). Tra gli studenti giocatori, il 69% ha speso nell’ultimo mese fino a 10 euro, il 24% tra gli 11 e i 50 euro ed il 7% dai 51 euro in su.
“Per il 30% circa degli studenti ‘giocatori’”, conclude Molinaro, “si rileva un profilo di gioco ‘a rischio’ basso o moderato, stimato utilizzando il ‘South Oaks Gambling Screen: Revised for Adolescents’. Per lo 0,4%, si è evidenziato un profilo di rischio problematico. Anche in questo caso sono i ragazzi a far rilevare i profili più gravi”. Circa il 5% dei ragazzi ammette di essere tornato a giocare sperando di recuperare i soldi persi.
Il gioco in generale è un comportamento comunque percepito come rischioso dal 71,5% della popolazione fra i 15 ed i 64 anni, in particolare dal 75,8% delle donne e dal 66%degli uomini, e disapprovato dal 60,5% degli italiani: il 65,9% delle donne 53,5% degli uomini.
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Arrakis, documentario poetico
“Tutti sapevano e nessuno ha parlato. Lo sapevano i sindacati. Lo sapeva la direzione dellazienda. Lo sapeva lassessorato alla sanità. Lo sapevano tutti, e non gli operai che cerano dentro. E così ci hanno condannato a morte, a menomazioni, ma non solamente noi che lavoravamo allinterno della fabbrica. Perché le fabbriche non sono state costruite sotto una campana di vetro” – Silvestro Capelli in Arrakis
ARRAKIS
Arrakis è un documentario poetico di tributo ai luoghi e alle vittime del progresso industriale italiano.
Vedute di fabbriche abbandonate fanno da sfondo ad una voce trasformata dalla malattia.
E la voce di Silvestro Capelli, un ex-operaio della storica Breda Fucine di Sesto San Giovanni.
E la particolare voce di un laringectomizzato.
Silvestro nel 1996 ha subito un intervento di laringectomia totale per estirpare un tumore causato dallamianto inalato durante gli anni del lavoro in fabbrica.
Come molte altre persone da anni combatte una battaglia sociale e legale.
Da una parte ci sono semplici cittadini, dallaltra ci sono le istituzioni, lInail, i sindacati, i dirigenti dazienda, i partiti politici.
MOTIVI E OBIETTIVI
Arrakis non vuole essere uninchiesta sul problema amianto, non vuole essere un documentario di archeologia industriale.
Vuole rappresentare invece, secondo criteri più vicini al modo poetico di fare documentario, un tributo a quelle persone che hanno sofferto in nome del progresso e a quei luoghi che sono stati incredibili simboli di quello stesso progresso.
Arrakis è un attestato di esistenza per persone e luoghi dimenticati.
Lobiettivo comunicativo non è informare, ma emozionare.
Suscitare interesse verso problemi di cui molto scarsa è la percezione del pericolo.
Credo che l’ abbinamento della voce di Silvestro ai luoghi dell’ abbandono industriale italiano sia un atto molto potente e molto simbolico.
Questo documentario non ha intenti commerciali, rappresenta semplicemente levoluzione di una tesi di laurea triennale in Linguaggi dei Media.