Ottobre 22, 2020

Il miracolo della lingua coreana

A molti sarà capitato di sentir parlare di Corea.

Ai più giovani è forse più nota grazie al nuovo emergente mondo del k-pop. Agli intenditori di storia verrà forse in mente la Guerra di Corea o il piano Marshall. Ai più anziani forse non ricorda molto tranne che la promessa di una nuova guerra nucleare.

Ma perché limitarsi a vedere un mondo così ricco e florido attraverso pregiudizi e ricordi ormai troppo sbiaditi per essere considerati affidabili?
Perché considerarla solo un mondo troppo lontano e diverso per valere la pena di essere conosciuto?

La Corea (del Sud si intende) di oggi è una realtà completamente diversa da quella che era un tempo dopo la Guerra di Corea.
è un mondo in cui il nuovo eccitante moderno si sposa in modo sorprendentemente omogeneo con la tradizione del passato. Un mondo pieno di contraddizioni ma pieno di vita e di voglia di crescere sempre di più all’interno di un sistema internazionale globalizzato. Terra di musica vivace e show che portano gioia agli spettatori. Terra di innovazione tecnologica ma anche di antichi misteriosi palazzi. Terra folta di altissimi grattacieli dietro cui si nasconde un’incredibile natura selvaggia.

Allora, cerchiamo di conoscere un po’ più a fondo questo mondo, che poi così lontano non è.

E ora andiamo ad affrontare il primo argomento: la lingua coreana.

Molto spesso mi è capitato di dover rispondere a domande quali: “Ma come fai a ricordarti tutti quei segni?”, “ma il coreano è difficile come il cinese?” o, la più quotata “ci sono tanti ideogrammi da imparare?” e, seppur mi faccia piacere ricevere domande interessate su un argomento che amo tanto come la linguistica, ci tengo a precisare che la lingua coreana non è costituita da ideogrammi.

Non lo considero un affronto alla lingua in sé, più un raggruppare tutte le lingue del Sud-Est asiatico in un unico ceppo per assecondare l’idea generale di “Altro”.

A differenza del cinese mandarino (composto da caratteri e non ideogrammi) e del giapponese (composto da tre alfabeti e molti caratteri), il coreano moderno si basa su un unico semplice alfabeto.  

Una volta però non era così. Prima del XV secolo, il sistema di scrittura prediletto dagli studiosi di corte coreani era il sistema degli Hanja, caratteri del cinese tradizionale portati in Corea grazie alla letteratura buddhista. Purtroppo, questo creò un distacco ancora più grande tra le classi più povere, che non avevano accesso al rinomato sistema degli Hanja, e le classi più elevate, che venivano istruite fin da piccole sui dettami del Confucianesimo. I più poveri, quindi, non potevano scrivere, partecipare alla vita politica della loro comunità o anche semplicemente leggere.

Qui, entra in gioco l’uomo più importante della storia della lingua coreana, ancora oggi considerato un vero e proprio eroe in patria: Sejong il Grande.

Re Sejong era un patriota e non credeva nel sistema classista che si era stabilito nella Corea di quegli anni. Voleva che il suo regno crescesse fino a diventare un’importante potenza anche all’estero. Per fare ciò era necessario adottare un sistema di scrittura che rispecchiasse a pieno l’unicità del popolo coreano.

Fu così che nel 1443 nacque la scrittura coreana, chiamata oggi hangul.

Nel 1446, Re Sejong pubblicò un vero e proprio manuale su come utilizzare questo nuovo alfabeto, cercando di rendere la lingua il più democratica possibile.

Non solo fu questa una grandissima riforma dal punto di vista culturale, ma provocò anche un’enorme rivoluzione sociale! Donne e scrittori dell’epoca adottarono subito la lingua scritta che permise loro di imparare individualmente e indipendentemente dai formali istituti di istruzione.

Però, a causa della classe aristocratica degli yangban, avidi sostenitori del sistema degli Hanja, l’hangul fu quasi completamente bannato per scrittori e illustri ministri di corte. Iniziò quindi a essere usato dal popolo per storie brevi, canzoni folkloristiche e ben presto anche scrittori più “democratici” iniziarono a servirsene per le loro “pop stories” – pensiamo a scrittori in voga dell’epoca, come potrebbero essere gli attuali George Martin e J.K. Rowling.

La gente iniziò ad appassionarsi a queste storie e la curiosità di sapere come andava a finire una storia a puntate spinse molti ad imparare a leggere e a scrivere in hangul.

Dopo il dominio giapponese sulla Corea (che durò dal 1910 al 1945) finalmente, a guerra finita, l’hangul diventò la lingua ufficiale del governo coreano. 

L’hangul è ancora oggi visto come un miracolo linguistico, un’invenzione più unica che rara nella storia delle lingue del mondo e continua ad essere molto popolare grazie alla sua semplicità e armonia. Si pensi che nel 2009 questo originale alfabeto è stato adottato come alfabeto ufficiale da una tribù parte di una minoranza etnica indonesiana, la Suku Cia-Cia; e nel 2010 fu adottata anche dalle isole Salomone per combattere l’analfabetismo crescente degli abitanti.

Il coreano come lingua straniera venne insegnato per la prima volta nel 1897 all’Università di San Pietroburgo e, dagli anni 70, la lingua spopolò nel mondo grazie alla rapidissima crescita economica della nazione coreana.

La lingua coreana oggi è amata e studiata in tutto il mondo. I coreani festeggiano il giorno dell’hangul – hangulnal – il 9 ottobre innalzando la bandiera nazionale.

è davvero un peccato che la storia di questo particolare alfabeto e la geniale inventiva di Re Sejong e della sua “assemblea di eruditi” vengano dimenticati e così spesso tralasciati da raggruppamenti grossolani di famiglie linguistiche.

Allora io dico, doniamo una nuova vita allo studio delle lingue! 

Valeria Mestieri

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